CAI Club Alpino Italiano Sezione della Spezia

Sottosezione Val di Vara - RIVIERA

La Sottosezione “Val di Vara Riviera” proposta da 52 Soci della Val di Vara, nasce il 16 novembre del 2008 a Beverino e viene ufficialmente riconosciuta dal CAI Liguria l’11 aprile del 2010 durante l’assemblea Regionale dei delegati a Brugnato
TORNA IL CONTADINO ALLE CASE LOVARA
La scommessa del FAI al Mesco, nel Parco Nazionale Cinque Terre

Case LovaraResuscita il contadino, riacquista ordine il paesaggio rurale, i coltivi tornano a dare frutti. La storia imprime una brusca virata nel Podere Case Lovara, nell’obsoleta Contrada del Mesco di Levanto, dove macchia mediterranea e bosco da vent’anni a questa parte stavano riprendendosi i terreni che sulla soglia dell’anno Mille l’uomo aveva loro strappato, disponendoli su terrazzamenti dove allevare viti, olivi ed alberi da frutto. Il ritorno dell’insediamento umano a Punta Mesco è una scommessa del FAI (Fondo Ambiente Italiano) e della Fondazione Zegna che qui stanno inaugurando, già con consistenti risultati, “un modello sperimentale - spiegano - applicato al recupero ed alla gestione produttiva di un paesaggio che lega una forte impronta umana ad uno scenario naturale necessitante della massima tutela”. Massima tutela, appunto. Quest’area di pregio paesaggistico e culturale è compresa nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, si specchia nell’Area marina protetta ed è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio mondiale dell’umanità. Essa si sviluppa per 45 ettari, in parte boschivi, e comprende tre fabbricati, due dei quali sono in fase d’avanzato restauro, mentre il terreno agricolo circostante è in veloce recupero: oliveto ed orto sono già produttivi; alberi da frutto e viti stanno tornando a dimora. Nella primavera 2017 dovrebbe inoltre fi orire un piccolo agriturismo: qualche camera in affi tto, ristorante, possibilità, per chiunque transiti, di uno spartano pic nic sotto gli ulivi. Su un pennone issato a lato della “Casa Rossa”, il principale dei tre edifi ci, già sventola un tricolore di richiamo, come è in uso nei rifugi alpini.
Quest’area di Punta Mesco, i cui primi proprietari compaiono in atti notarili risalenti al Medioevo, fu acquistata negli anni ’90 dall’Immobiliare Fiascherino di Monza (capo cordata il proprietario di un noto Colorifi cio che s’era innamorato dell’incantevole paesaggio) con l’intento di destinarla ad insediamento turistico. Senonchè le leggi a tutela dell’ambiente richiamate dai piani regolatori comunali e soprattutto dal Parco Nazionale delle Cinque Terre in seguito istituito (nel 1999) rigettavano un progetto di tale impatto sotto il profi lo ambientale. Donde il “bel gesto” di trasferire l’immobile al FAI per studiare un percorso di segno opposto: ricreare cioè le condizioni per riportare l’uomo a coltivare i terrazzamenti del Mesco, mediante interventi rispettosi dell’ambiente. Una strada che è stata battuta con fermezza d’intenti dal Ministero dell’Ambiente, dal Parco Nazionale delle Cinque Terre, dalla Regione Liguria, dalla Soprintendenza e dai Comuni di Levanto e di Monterosso sino alla sottoscrizione di uno specifi co protocollo d’intesa avvenuto il 22 luglio 2013. La macchina s’è messa in moto. Nella primavera 2016 era in atto il recupero del superstite oliveto; è stato impiantato l’orto; sono state messe a dimora decine di piante di ciliegio, di fi co e di melo. A giugno l’area è stata pure aperta al pubblico, in modo che quanti transitano alle Case Lovara possano rendersi conto della trasformazione paesaggistica in atto. I turisti in cammino in quella porzione di territorio sono numerosi. Il perimetro dell’area agricola delle Case Lovara confi na infatti, a monte, con l’ex sentiero n. 1 Portovenere - Levanto (ora Sentiero Verde Azzurro: SVA), che ricalca per molti tratti la medievale “via de Armischo” (via del Mesco) dove s’incrociavano contadini, cavatori, pastori, boscaioli e pellegrini. Un tale fervore di attività umane ci rimanda intorno all’anno Mille, quando al “mondo operaio“ locale concorrevano i frati Agostiniani del monastero di Sant’Antonio, che sorgeva sul pietroso cucuzzolo del Mesco, di cui si possono ammirare i ruderi restaurati a cura della Soprintendenza della Liguria. Le pertinenze del convento rientravano nell’ampia Contrada del Mesco, comune di Levanto, della cui consistenza ci è testimone un censimento del 1806: 16 nuclei familiari, per complessive 107 persone. Possono anche essercene state di più, specie al tempo delle carbonaie o dell’intensa estrazione della pietra arenaria nelle sottostanti cave della Gatta. Con prevedibile salita dei cavatori alla Lovara a ritemprarsi con un bicchiere dell’eccellente bianco secco - ipotizza Roberto Moretti, referente del FAI nel Podere Case Lovara - e discesa, d’estate, dei bambini delle Case Lovara a dissetarsi alla “sorgente della menta” che sgorgava nell’ambiente pietroso dei cavatori, ad una trentina di metri sul livello del mare. Un’attività che si è spenta, ma che nella prima metà del Novecento era ancora in pieno fervore, come testimonia un personaggio d’eccezionale levatura. “Il faticoso e rischioso lavoro del cavatore – spiega infatti Moretti - viene esaltato in una poesia di Eugenio Montale, composta nel 1933, che ci onoriamo di tenere qui incorniciata”.
Luciano Bonati

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